
Premessa
Le Avventure di Pinocchio nascono nel 1883. Il racconto s’inseriva in quel nuovo filone di letteratura per l’infanzia stimolato dal clima di novità culturale in un’Italia, si fa per dire, ormai unita, libera e indipendente. Collodi conosceva bene la struttura delle fiabe perché le aveva tradotte ed era legato al linguaggio antico del popolo da cui proveniva. Questa è una prima chiave di lettura.
Ma la storia del burattino di legno è anche un’immagine dal potere speciale in quanto sintetizza, con un’allegoria comprensibile a tutti, un tipo di tensione e un clima emotivo comune a molti da oltre un secolo a questa parte. (1) Qui si celebra una scrittura segreta che agisce nella testa di chi legge come una sorta d’incantamento che innesca il gioco delle incontenibili «corrispondenze impensate» (2), cioè quella misteriosa spinta a riscriverne il testo che ha generato un’infinità di interpretazioni (inclusa questa), adattamenti, rifacimenti e imitazioni, facendo di Pinocchio uno dei testi più riscritti e decriptati. Il racconto ha colpito generazioni di studiosi per quell’insieme di stranezze che hanno una certa aria di famiglia con leggende, fiabe e sogni, e anche per le numerose incongruenze (mai riviste e corrette da Collodi) di un testo che ha avuto un successo così straordinario. Ma ora andiamo al contesto in cui questo mio scritto ha preso forma.
Il mondo interno in un racconto
Questa interpretazione (3) delle Avventure di Pinocchio ha origine da uno dei lavori compiuti nel ’95 da un gruppo di studio sulla "teoria e pratica della trasferenza"(4) guidato da Salvatore Puledda. La "trasferenza" è una tecnica che agisce nel campo della rappresentazione interna e viene applicata alla "sofferenza illusoria"(5). Si basa su operazioni dei meccanismi associativi di immagini, guidati da un operatore esterno. Una trasferenza ha per oggetto la trasformazione delle cariche psichiche, energetiche, veicolate dalle rappresentazioni mentali con l’obiettivo di liberare la coscienza da contenuti oppressivi in modo da ristabilire l’equilibrio psicofisico ed energetico nell’individuo. Il processo associativo, liberato durante una trasferenza, può dar luogo a dei particolari racconti allegorici.
Ogni membro del gruppo doveva scegliere un testo in base a certe affinità, per imparare a interpretarne le allegorie: indispensabile bagaglio tecnico da utilizzare poi nella pratica trasferenziale vera e propria di ogni partecipante al gruppo.(6) Agli incontri settimanali seguirono un ritiro per la prima sintesi del lavoro e un divertentissimo e singolare viaggio di studio alla Villa dei Misteri di Pompei e poi al Tempio di Apollo a Cuma sulle orme del ramo d’oro di Virgilio.
Immagini del sogno
L’interpretazione di Pinocchio è stato il mio lavoro all’interno del gruppo. Per presentarlo in questo sito web ho rivisto e approfondito il nucleo interpretativo indicato a suo tempo da Salvatore Puledda, aggiungendo un’introduzione per inquadrarne, almeno a grandi linee, i fondamenti interpretativi. L’intenzione è comunicare più suggestioni che posizioni accertate, quindi questo sito web è solo una breve riflessione sulla straordinaria funzione che le immagini allegoriche hanno nella rappresentazione interna prendendo, come esempio, Le avventure di Pinocchio viste come l’elaborazione letteraria di un sogno del suo autore. Chiarito il contesto in cui questo lavoro è nato, torno all’argomento principale.
I processi associativi stimolati durante una trasferenza danno luogo a dei racconti allegorici.Queste narrazioni, simili ai sogni, riflettono il proprio mondo interiore, rappresentato come in un teatro da personaggi, allegorizzato da paesaggi con percorsi di salite e discese. Sono autentici viaggi che attraversano luoghi ora oscuri ora luminosi spesso con veicoli come animali o creature alate. Si ricevono oggetti magici per affrontare mostri o percorsi pericolosi, s’incontrano personaggi dalle caratteristiche non umane che aiutano, consigliano, accennano: trame che ricordano quelle della tradizione epica, agiografica e folklorica (e “l’interpretazione allegorica” potrebbe essere una chiave per la comprensione di alcuni apparenti enigmi e paradossi di queste straordinarie narrazioni).
Personaggi e percorsi immutati nel tempo
Guardando Le avventure con i codici interpretativi di un “racconto trasferenziale” – e ci sono tutte le condizioni, nessuna esclusa, del racconto allegorico -, si capirebbero molte apparenti incongruenze, osservate da sempre, nella struttura compositiva del testo. La chiave di lettura forse sta proprio in quelle misteriose stanze della rappresentazione interna dove, nonostante i cambiamenti della società e della cultura, certi personaggi e certi percorsi rimangono immutati nel tempo: la rappresentazione degli impulsi interni che determinano le immagini mentali è evidentemente regolata da leggi comuni a tutti gli esseri umani. Queste "figure" allegoriche dalle caratteristiche universali operano per un meccanismo naturale, fisiologico, e se concomitanti con il proprio clima interno, possono attivare in ognuno, grazie alla loro natura estremamente dinamica e proteiforme, l’interminabile gioco delle «corrispondenze impensate», come è accaduto a molti per Pinocchio.
Il cielo, la terra e gli inferi
L’uso delle immagini ha oggi la sua applicazione soprattutto nell’ambito della psicologia e del marketing, ma nel passato e con altre conoscenze, grazie alla loro notoria funzione di veicoli di energia, non ha avuto confini geografici e temporali. Basti pensare agli echi dei racconti sacri rivelati durante i misteri, ai riti che prescrivono visualizzazioni di figure nelle varie parti del corpo, alle preghiere che indicano stazioni dove sostare, meditare, comprendere.
In virtù della legge delle corrispondenze esiste una relazione tra i piani del corpo e i tre piani di questo mondo: il cielo, la terra e gli inferi, ed è per questo che tradizionalmente sono state usate immagini di salite e discese.(7) Quando l’argomento di un dato racconto viene sentito e visualizzato in profondità, quando le scene del percorso sono messe in relazione con la propria vita, allora la rappresentazione mentale corrisponde alla rappresentazione interiore, e così vengono richiamate le sensazioni legate alla propria esperienza; e cosa esremamente interessante, in questo modo possono avvenire trasformazioni emotive, viscerali, fisiologiche.
Questo è il livello d’interpretazione in cui si ferma questo lavoro: più in basso del cielo e poco più in alto degli inferi, in quel mondo di mezzo dei sogni ad occhi aperti.
- Pinocchio nasce durante i mutamenti sociali dell’Ottocento: la disgregazione dei valori tradizionali, l’ascesa dell’individualismo e del capitalismo contribuivano a formare i nuovi ribelli. Il lavoro è la parola d’ordine di questo secolo, ma i valori ad esso associati come il sacrificio e la redenzione diventano insofferenza e nonsenso; nasce il sogno d’evasione che si illude di sfuggire al controllo sociale. La ribellione molto moderna di Pinocchio, scambiata per spirito di libertà, è una contraddizione perché finisce per obbedire ciecamente a ogni impulso, a ogni desiderio elementare della coscienza. I due libri per ragazzi più famosi e assolutamente laici, nati in pieno positivismo, sono Pinocchio (1881) e Cuore (1886) - e sono ancora fra i testi italiani per l’infanzia quelli che hanno avuto una grande diffusione anche fuori dall’Italia (che, tra l’altro, ha tributato a Pinocchio onori nazionali vista la sintonia con le “tendenze anarchiche e furbesche” degli italiani), ma nel futuro prenderanno direzioni diverse. Cuore che rappresenta i richiami ai doveri e alle aspirazioni della nuova Italia unita ha un successo immediato, seguito da Pinocchio, il ribelle dalla testa di legno, che però riprende quota dopo la destabilizzazione sociale della prima guerra mondiale e contemporaneamente si assiste all’escalation dell’interpretazione del testo e al desiderio di conoscerne l’autore, mentre Cuore cade nel dimenticatoio. Dunque vincono i comportamenti “ribelli” e non quelli “virtuosi”. (D. RICHTER, Pinocchio o il romanzo d’infanzia, Roma 2002, 52, 107-108). Su ↑
- I. CALVINO, Ma Collodi non esiste, scritto in occasione dei cento anni di Pinocchio, in «La Repubblica», 19-20 aprile 1981 [da ora in poi CALVINO, Collodi]. Su ↑
- Le basi teoriche di questa interpretazione si fondano sugli studi di Mario Rodriguez Cobos (Mendoza 1938-2010), firmati dallo pseudonimo Silo. Questi lavori puntano alla comprensione della funzione dell’immagine come veicolo di cariche psichiche, stabilendo l’importanza dei sensi interni - cinestesia e cenestesia - nella produzione e trasformazione delle immagini mentali, il corpo visto come “spazio” della rappresentazione interiore e così via. Un’applicazione pratica di queste teorie sono le “trasferenze”, tecniche che configurano una parte del sistema operativo di questa scuola. Per quello che riguarda la mia esperienza, guardando alla Babele di linguaggi di quella che si sta manifestando la più labirintica e astrusa delle discipline, la psicologia in generale, questi contributi sono illuminanti per la grande capacità di sintesi: un’oasi di pace nel caos indifferenziato delle interpretazioni. Per un approfondimento della teoria e del sistema operativo di questa scuola, si veda SILO, Il libro della Scuola. Trascrizione delle conferenze tenute da Silo, Palmas De Gran Canaria 1976 [da ora in poi SILO, Libro]; Opere Complete vol. 1 e 2, Torino 2000 [da ora in poi SILO, Opere 1 e SILO, Opere 2]; S. PULEDDA, Appunti per una trasferenza, "non pubblicato", 1995; L.A. AMMAN, Autoliberazione, Torino 2008 [da ora in poi AMMAN, Autoliberazione].
Nell’ambito della psicoterapia, questa pratica è meglio conosciuta col nome di rêverie o “sogno da svegli guidato”, Rêve Éveillé Dirigé (RED). Sistematizzata dal francese Robert Desoille intorno agli anni ’30, essa è il presupposto di tutte le moderne psicoterapie fondate sull’uso delle immagini mentali. Su ↑ - Soprattutto durante i sogni notturni la coscienza lavora integrando, riordinando o modificando ciò che è accaduto durante il giorno; dunque questo lavoro chiamato qui trasferenza avviene continuamente in modo naturale nella coscienza. Quando è indotta, la trasferenza si svolge più o meno in questo modo: la persona con gli occhi chiusi, sdraiata su un lettino nella penombra, entra in uno stato di rilassamento profondo fino a scendere nel dormiveglia. Qui si liberano le catene associative della fantasticheria, immagini tipiche di questo livello e simili a quelle del sogno. Accanto al sognatore c’è una guida esperta che, evitando di introdurre contenuti e interpretazioni personali, ha la funzione di aiutarlo a non perdersi dietro al suo film mentale facendolo arrivare nel luogo dove egli vuole arrivare, in quel “recinto” in cui si trova il conflitto che desidera risolvere. I luoghi visitati per arrivare al quel paesaggio, raccontati in una forma giustamente definita arcaica, parleranno dei suoi desideri e delle sue illusioni e di ciò che ne impedisce la realizzazione. Un processo trasferenziale punta a sciogliere i nodi biografici e a superare gli ostacoli che si manifestano nel percorso di immagini. Va anche detto che quanto più il livello di veglia si abbassa tanto più le immagini si collocano in una soglia più interna della mente, e questo fatto fa sì che le trasferenze o i sogni da svegli guidati, esercitino sull’individuo un potere ipnotico: poiché ciò che si immagina ha l’evidenza della realtà, si producono reazioni emotive e vegetative con un’attivazione cerebrale identica a quella dell’agire. L’immaginazione è una forza così evidente da non essere neanche messa in discussione, il problema è ed è sempre stato saperla controllare e dirigere. Il lavoro complessivo non ha finalità specificamente terapeutiche, è solo un primo passo che permette di rendere libera l’energia necessaria per affrontare un lavoro interiore verso una “realtà” più profonda e non più puramente mentale. Nota bio-bibliografica su Salvatore …… Su ↑
- Ẻ uno dei temi fondamentali trattati da M. R. Cobos. Nell’introduzione al Libro della scuola afferma che «Il problema della sofferenza non risulterà chiaro né superabile se non se ne individuerà la radice (…). La radice del dolore si trova nel corpo, quella della sofferenza nella mente. Senza separare il corpo dalla mente, possiamo dire che la radice del dolore possiede una forte predominanza fisica mentre quella della sofferenza una forte predominanza mentale, psichica. Il dolore sorge attraverso la sensazione, l'immaginazione ed il ricordo, e queste sono le tre vie illusorie della sofferenza» (Libro, 5 e sgg.). Su ↑
- Le trasferenze non hanno nulla di magico, si basano fondamentalmente sullo studio e sul lavoro interno: «la necessità di ‘disporre di un bagaglio tecnico’ nasce dal fatto che, più del lavoro che si fa in dormiveglia, è importante la discussione in veglia che può portare avanti soltanto chi possiede strumenti interpretativi adeguati» (SILO, Libro, 199). Su ↑
- Il teatro e il sogno sono rispettivamente, il luogo fisico e psichico della rappresentazione. É evidente che il teatro tradizionale medievale e orientale ha una stretta relazione con la rappresentazione interna. Nel Medioevo, attraverso una visione simultanea delle scene dei luoghi, del tempo e dei mondi, si percepiva una profonda e continua corrispondenza tra realtà umana e ultraterrena. Una macchineria complessa consentiva effetti sofisticatissimi e spettacolari in modo che il dramma si potesse svolgere simultaneamente su tre livelli: in alto volavano le forme angeliche, sul palco stava l’umanità nel quotidiano e nel sottopalco o nella bocca di un mostro c’erano gli inferi da cui sbucavano i diavoli che gettandosi improvvisamente sul pubblico con movimenti disordinati e rumorosi generavano un caos che doveva avere anche un certo aspetto di comicità. I carri processionali del ‘500/600, con i loro palcoscenici in movimento, riuscivano ancora a raccontare questa corrispondenza fra i “tre mondi”. Su ↑

