L'interpretazione di Pinocchio in 12 quadri
La materia
trasformata
in altre energie
«Lo stomaco è un contenitore acido, è il luogo dove avviene la trasformazione e la separazione chimica della materia in altre energie, cioè la trasformazione e il trasferimento di cariche psichiche verso nuovi contenuti: è l’allegoria del suo cambiamento»
(S. PULEDDA, Appunti per una trasferenza)
XI quadro

«Pinocchio viene venduto a un circo di pagliacci dal crudelissimo Omino di burro, e di Lucignolo non se ne sa più niente. Ora deve imparare a suon di frustate a saltare e ballare in compagnia di altre bestie. È costretto a nutrirsi di una paglia disgustosa, ma la manda giù con pazienza riflettendo sul suo comportamento schizzinoso in fatto di cibo e sulla sue disgrazie causate dalla poca voglia di studiare. Durante lo spettacolo, mentre esegue i suoi esercizi, riconosce tra il pubblico la Fata, grida il suo nome ma riesce solo a ragliare. Per l’emozione sbaglia i salti, cade rovinosamente e si azzoppa. Allora viene venduto a un nuovo padrone che della sua pelle vuole fare un tamburo. Così prende Pinocchio, gli lega una sasso al collo e lo getta in fondo al mare.

Ma ecco che i pesci, aiutanti della Fata, mangiano la sua pelle e liberano Pinocchio dalla sua condizione asinina. È di nuovo un burattino ma prima di fuggire dalle grinfie del padrone, fa un riassunto ordinato e coerente di come è arrivato a diventare un asino, poi con uno dei suoi famosi salti acrobatici si getta in mare e si allontana libero e felice»(capp. XXXIII-XXXIV)

Pinocchio sta toccando il fondo della sventura. Il fieno disgustoso, simile al sapore della sua vita, lo fa riflettere amaramente sui suoi gusti difficili in fatto di cibo, e la cosa sembra mettere fine anche a questo genere di capricci. L’azzoppamento, come menomazione fisica, è segno di un ulteriore perdita d’integrità, la condizione d’ignoranza e abbrutimento raggiunta nel Paese dei balocchi apre tutte le porte alla possibilità di essere usati e degradati nel modo più abietto e pericolosissimo, fino allo scuoiamento finale.
Ma lui ha riconosciuto la Fata anche se camuffata tra il pubblico, quindi il contatto è latente ma c’è. In fondo al mare viene liberato dalla forma asinina e ritorna alla condizione iniziale di burattino, ma con qualcosa in più. Il racconto pinocchiesco ha cambiato la sua struttura, l’elaborazione di ciò che è accaduto fino alla trasformazione in asino è una sintesi coerente. Qui cambiare pelle significa cambiare abito, ruolo. Ora, liberato dalla schiavitù, si getta felice nel mare. Il processo ha ripreso la sua direzione evolutiva.


Nello stomaco del Pesce-cane


«Una volta nell’acqua nuota nuota, finché vede in mezzo al mare in cima a uno scoglio una capretta di un “color turchino sfolgorante” che gli fa segno di avvicinarsi: è la Fata; anche se trasformata la riconosce e cerca di raggiungerla, quando dall’acqua esce un orribile mostro marino con la bocca spalancata. È il Pesce-cane che dopo un breve inseguimento lo inghiotte. Pinocchio cade giù nello stomaco e arrivato in fondo incontra il Tonno. Mentre aspettano nel buio totale di essere digeriti dal mostro, Pinocchio scorge “un lumicino lontano lontano”. Allora si avvia lentamente verso quel “baluginare”, sguazzando in “una pozzanghera d’acqua grassa vischiosa e puzzolente”.

Cammina cammina … alla fine trova “una tavola con sopra una candela accesa” e nel “vecchiettino tutto bianco” seduto riconosce il suo Geppetto! La felicità di Pinocchio è enorme, racconta al padre con ordine tutte le sue storie “andate di traverso” da quando lo ha lasciato. Geppetto è li da anni, lo ha perdonato e anche lui racconta la sua odissea, gli sforzi che ha fatto per cercarlo» (capp. XXXIV-XXXV)

Appare la guida trasformata in capretta, anche stavolta la riconosce, ma l’immagine già ci dice che è difficile raggiungerla. Lo scoglio è un rifugio specie quando si è in mezzo al mare vicini a un pericolo, ma la capra, tra gli animali domestici da gregge, è uno dei più sfuggenti e meno socievoli. Il burattino non riesce a raggiungerla e viene inghiottito dal Pesce-cane. Pinocchio ci cade come dentro un tubo. Ora si trova nello stomaco e siamo davanti ad un’imminente digestione, qualcosa che dovrà essere trasformato e assimilato. Cammina nel “buio nero e profondo” in un ambiente che al tatto sembra una pozzanghera, grassa, vischiosa e puzzolente. Lo stomaco è un contenitore “acido”, è il luogo dove avviene la trasformazione e la separazione chimica della materia in altre energie, cioè la trasformazione e il trasferimento di cariche psichiche verso nuovi contenuti: è l’allegoria della sua trasferenza. Infatti è qui che avviene l’incontro con Geppetto, e sarà una riconciliazione profonda e commovente. Il racconto pinocchiesco che segue è l’indicatore di un ulteriore salto di qualità nella comprensione e rielaborazione di tutto ciò che gli ha creato sofferenza. Geppetto è diventato molto vecchio: l’immagine sembra collocata in un passato lontano o la sua carica sta per esaurirsi. Ora deve uscire di lì.

Il modo migliore per valutare i risultati delle fatiche di Pinocchio è verificare se il comportamento è cambiato verso ciò che è stato da sempre il suo problema di fondo, e se tutto ciò resisterà alle prove del tempo.