L'interpretazione di Pinocchio in 12 quadri
Il ritorno
a casa
«Quando un'istanza psichica viene risolta, si verifica in genere il passaggio a un nuovo sguardo sul mondo interno ed esterno. Nasce così una nuova tappa della vita e solo allora la tappa precedente potrà essere visualizzata senza quella carica climatica che ne impediva una visione corretta, ma che comunque attivava dei comportamenti.
Si esce, come da un sogno, dalle cose nelle quali si era creduto nella tappa precedente. A volte individui o popoli interi escono come da un sogno; e allora considerano lo stadio precedente della loro esistenza totalmente inadeguato perché si rendono conto che il loro comportamento era stato mosso da registri onirici o semi-onirici
»
(Silo, Il libro della scuola*)
XII quadro

Mentre il Pesce-cane dorme Pinocchio fugge con Geppetto sulle spalle e nuota nella notte sotto una splendida luna in un mare tranquillo come l’olio.

«Mentre raggiunge la riva si è fatto giorno. Siamo sulla strada. Pinocchio e Geppetto camminano insieme in cerca di una casa. Incontrano il Gatto e la Volpe infermi e caduti in miseria; i due gli chiedono aiuto ma Pinocchio li saluta dicendogli “addio mascherine, mi avete ingannato una volta, e ora non mi ripigliate più”.
Proseguono per la strada fino ad incontrare una bella capanna. Entrano e trovano il Grillo-parlante che si presenta come il padrone della casa e gli rammenta la martellata. Pinocchio chiede aiuto solo per il suo Geppetto, vecchio e malato.
Il Grillo racconta di aver ricevuto la capanna da una capra dalla lana color turchino che afflitta per la perdita del suo Pinocchio è partita per non tornare più. Davanti a questa notizia, il burattino piange sinceramente; poi mette a letto Geppetto e si trova un lavoro, dovrà sostituire un asino che sta morendo. Nell’asino Pinocchio riconosce Lucignolo che muore davanti a lui, si commuove per la sorte dell’amico e lo saluta.
Nonostante che il lavoro per mantenere Geppetto sia durissimo, nel tempo libero si esercita a leggere e a scrivere. Un giorno decide di comprarsi una giacchetta nuova. Incontra la Lumaca, che lo informa che la Fata è gravemente ammalata e non ha i soldi per mangiare. Addolorato profondamente per la notizia rinuncia al vestito e dà i soldi alla Lumaca che improvvisamente si mette a correre …» (cap. XXXVI)

È giorno. Sulla strada incontra il Gatto e la Volpe che ormai hanno una carica debolissima (sono infermi e caduti in miseria), riconosce il loro ruolo e i loro inganni (le mascherine), li saluta e va oltre: quindi, non ci sarà nessuna deviazione. I suoi subdoli, intimi, personaggi non riescono a tentarlo più. Si riconcilia con il Grillo. L’immagine della Fata sta sparendo (è partita e non torna più) perché ormai la sua funzione è ben incorporata. Le immagini finali del racconto ci riportano all’inizio della storia, ma con una situazione completamente capovolta in positivo. Siamo nella casa del Grillo-parlante, alias Pinocchio, donata dalla Fata che poi è sempre Pinocchio.

L’erranza del burattino è terminata

Pinocchio lavora durissimo (il lato “redimente” del lavoro nell’Ottocento!) e poi studia con molti sacrifici. Si sta sostituendo a Geppetto che appare sempre più debole (è malato), dunque qualcosa di questa carica va estinguendosi. Si riconcilia con la sua forza psichica più negativa ormai completamente disattivata perché Lucignolo muore (Pinocchio si commuove e lo saluta). Non è più un egoista (rinuncia perfino alla giacchetta per aiutare la Fata), gli atti precedenti di altruismo e di onestà lo hanno liberato. il processo si accelera, la lumaca improvvisamente corre. Stanno apparendo immagini mai viste prima, che guidano una nuova tappa nella sua vita. Tutte le prove sono state superate e hanno superato anche l’esame del tempo: c’è permanenza nelle sue intenzioni. Ormai ci sono tutte le condizioni affinché si realizzi la trasformazione finale in un essere umano.

Pinocchio va a letto e si addormenta (cambia il livello di coscienza). La Fata gli appare in sogno, riconosce che ora ha un cuore e lo saluta per sempre. Quando si sveglia si rende conto d’essere un ragazzo. La casina povera fatta di paglia si è trasformata in un ambiente elegante e confortevole e Geppetto è tornato sano e arzillo. In un contenitore di valore trova 40 zecchini d’oro donati dalla Fata prima di scomparire: segno prezioso e tangibile del legame che resta anche se la Fata non ci sarà più. Infine, sulla sedia, vede appoggiato il vecchio burattino di legno, “simbolo araldico” di quella che è stata la sua condizione di origine che lui ha saputo elevare.


I protagonisti alla fine delle loro avventure portano con sé qualcosa di importante del loro passato che è stato trasformato e può considerarsi concluso in modo da essere integrato nel nuovo ciclo che li aspetta.

VIOLA LAMPO
    * SILO, Libro, 250.