L'interpretazione di Pinocchio in 12 quadri
L'hanno costruito
burattino
«Consideriamo il clima di un'allegoria come il fattore che più direttamente corrisponde alla situazione mentale di chi produce l'allegoria stessa»
(SILO, Il libro della scuola*)
I quadro

A Geppetto, un falegname poverissimo, viene in mente di fabbricare da un pezzo di legno un burattino per farlo lavorare e guadagnarsi così da vivere. Ma il pezzo di legno «piange e ride come un bambino» e si diverte a tessere intrighi che generano tensione. Siamo nella casa di Geppetto.

«La casa è una stanzina mezza oscura con una mobilia poverissima. Su una parete c’è, ma dipinto, un caminetto col fuoco acceso e una pentola che bolle allegramente. Geppetto comincia a fabbricare il suo burattino e gli mette nome Pinocchio. Gli fa i capelli, la fronte, poi gli occhi che appena fatti si fanno “occhiacci che lo guardano fisso fisso”; poi il “naso che cresce e scorciato ricresce”. La bocca non ancora finita già lo canzona deridendolo e come gli finisce le mani il burattino gli porta via la parrucca gialla dal capo. Geppetto davanti a quello sgarbo diventa molto triste e lo rimprovera di essere “un cattivo figlio”. Nonostante tutto finisce il suo lavoro, gli costruisce i piedi ma dimentica di fargli le orecchie. Come Pinocchio riesce a camminare infila la porta e scappa provocando per la strada una grande confusione. Geppetto che lo insegue finisce in prigione accusato dalla folla di trattare male il suo burattino. Pinocchio riprende la sua corsa e attraversa i campi come “un capretto o leprottino”, poi ritorna a casa e si lascia cadere a terra con «un sospirone di contentezza». (capp. I-III)

Ci troviamo in un luogo misero e solitario. Non c’è affettività (il calore del fuoco) né allegria (la pentola che bolle allegramente) perché questi elementi dipinti sono una finzione. Questo è l’ambiente di origine e formazione del burattino. Qui appare il “campo di tensione” che motiverà la fuga e le avventure di Pinocchio. In questo quadro, e solo qui, c’è una descrizione forte degli umori dei personaggi presenti. Verso Geppetto che lo sta costruendo Pinocchio manifesta un atteggiamento ribelle e ostile e, per la prima e ultima volta nel racconto, appare anche qualcosa di beffardo e maligno (gli occhiacci che guardano fisso) accompagnato da gesti insolenti (lo scherzo della parrucca). Come Geppetto finisce di fargli i piedi e quindi può camminare, Pinocchio prende la porta e scappa da chi sta dando forma al suo destino di burattino e alle tappe della sua inevitabile crescita.
È senza orecchie, dunque non “ascolta”. Il suo modo di muoversi goffo e rumoroso, le capriole e la corsa a casaccio per i campi traducono una vitalità di tipo “basso”, animalesca e inquieta, che esplode nella serie di guai che genera. Pinocchio, come gli animali, ha comportamenti istintivi dove non c’è nessuno sforzo riflessivo. La corsa ha una funzione catartica, un alleggerimento della tensione generata dal conflitto in casa con Geppetto. In questo quadro c’è la prima trasformazione del naso che cresce quando si sprofonda in sberleffi verso il padre. Il naso è al centro della faccia (1) e la sua crescita ridicola equivale quindi a un disagio con l’immagine di sé di fronte agli altri.

Il Grillo, la prima trasformazione di Pinocchio in animale

Mentre Geppetto viene messo in prigione senza colpa, accusato di maltrattare il burattino, Pinocchio se ne torna velocemente a casa. Ora è solo e appare il Grillo.

«Improvvisamente sente una voce cri-cri e si chiede impaurito chi è che lo chiama. È il Grillo-parlante che abita in quella stanza da più di cent’anni, lo avverte che fare i capricci e ribellarsi al padre gli porterà solo guai. Pinocchio risponde che deve fuggire di lì altrimenti finirà come tutti i ragazzi, costretto ad andare a scuola, e a lui non piace studiare ma divertirsi e fare il vagabondo. Il Grillo continua a disapprovarlo, gli dà del burattino e, quel che è peggio, della “testa di legno“. Qui Pinocchio s’infuria e lo azzittisce uccidendolo». (cap. IV)

È solo e, improvvisamente, appare il Grillo, la prima trasformazione di Pinocchio in animale. In quel suono “cri-cri”, c’è il suo nome. Il Grillo dice di essere lì dentro « da più di cent’anni» e senza averlo mai visto prima conosce i segreti più profondi del burattino, dunque fa parte della sua memoria antica. Qui, nella cupa solitudine della mente, la stanzetta mezza oscura di Geppetto, si svolge lo scontro tra le due tendenze di Pinocchio: accettare la sua inevitabile crescita e l’odiosissima morale incarnata dal Grillo, oppure fuggire dal mondo dei doveri e dei sacrifici e spegnere per sempre quella voce che gli ricorda, tra l’altro, di essere uno sciocco (testa di legno). La funzione del Grillo è quella di rivelare la morale dell'epoca, il tipo di educazione che veniva data ai ragazzi.

    * SILO, Libro, 157.
  1. «Il naso è l’onore e il vanto dell’uomo, similmente alla fronte che è vanto e dignità; ogni aumento o riduzione del naso o nella fronte si riferiscono a ciò», MUHAMMAD IBN SIRIN, Il libro dei sogni veritiero, Torino 1992.Su ↑