L'interpretazione di Pinocchio in 12 quadri
Seconda trasformazione
«Là dove l’immagine si deforma, oppure elude o interrompe il suo percorso, c’è un campo di tensione… là dove l’immagine vince una resistenza, si produce una distensione»
(L.A. Amman, Autoliberazione *)
II quadro
«Dopo aver ucciso il Grillo-parlante, Pinocchio comincia a sentire una gran fame, fruga nella casa ma trova “il nulla”. Va verso la pentola dipinta sul muro, ma si rende conto che è finta: è un inganno, qui il naso si allunga di nuovo. Esce alla ricerca di cibo ma trova solo porte chiuse. Gli manca Geppetto. Torna a casa e addormentandosi accanto al fuoco, i piedi gli si bruciano.

Al mattino Geppetto rientra a casa, trova il burattino affamato, in lacrime e con i piedi bruciati che gli racconta in modo strampalato come sono andati i fatti. Il padre s’intenerisce, lo bacia e lo abbraccia, gli dà la sua colazione e gli ricostruisce i piedi. Pinocchio è così contento e riconoscente che promette di cambiare, andare a scuola, “imparare un’arte ed essere il bastone della vecchiaia” del padre. Geppetto è molto povero, gli fa un “vestituccio di carta fiorita e un berrettino di midolla di pane”, ma deve vendere la propria casacca per comprargli l'abbecedario. Siamo in pieno inverno, il burattino capisce il gesto del padre, si commuove e lo riempie di baci» (capp. V-VIII)

Inizia la ricerca compulsiva del cibo, ma è tutto inutile perché trova il “nulla”. La tensione associata alla ricerca del cibo per placare la fame non riesce ad essere scaricata. Di nuovo una finzione (la pentola dipinta), si sente beffato o ingannato e qui, di nuovo, si allunga il naso; ricordiamo che la crescita ridicola del naso rappresenta un disagio con l’immagine di sé di fronte agli altri. Tutta la scena è impregnata di un senso di solitudine nella privazione. Desidera Geppetto, ma in questa relazione c’è contraddizione e le immagini parlano chiaro: prima fugge dal padre, ora lo desidera ma lo rappresenta chiuso in prigione, per cui non può raggiungerlo. Durante il sonno i piedi si sono bruciati, non può più procedere da solo. L’incidente lo ha fatto quasi regredire a “pezzo di legno” da bruciare. Si cade nel sonno ma quando ci si sveglia vuol dire che una possibilità alla stato latente è stata risvegliata: ritorna Geppetto. La scena dell’incontro è una catarsi di pianti e rimorsi.

Qui c’è il primo riassunto pinocchiesco: anche se interpreta ciò che gli accade facendone un tutto senza capo né coda, questa è la prima rielaborazione dopo un cambiamento affettivo importante. Geppetto lo nutre e gli ricostruisce i piedi. L’amore del padre trasforma il cuore del burattino e iniziano ad apparire i segni del cambiamento. La carica negativa associata all’immagine della scuola si è affievolita e s’intravede la possibilità di un nuovo ruolo: “essere il bastone della vecchiaia” di Geppetto. È uscito dallo stato selvatico, la motilità frenetica e disordinata cede il passo a un certo addomesticamento degli istinti. Pinocchio ora ha un progetto: andare a scuola.

Essere nudi, in questo contesto, marca uno stato di privazione, ma ora il “vestituccio di carta” anche se misero, fatto di una sostanza precaria, segna l’arrivo a una condizione sociale che prima non c’era.

    * L. A. AMMAN, Autoliberazione, 105.