L'interpretazione di Pinocchio in 12 quadri
Mangiafoco
e
i fratelli di Pinocchio
«È importante comprendere la funzione degli errori; non è conveniente invece reprimerli. Infatti, se li reprimiamo, non saremo in grado di capire perché esistono e non potremo neppure utilizzare l'energia che possiedono. Dunque ogni errore dello psichismo compie una funzione»
(SILO, Il libro della scuola*)
III quadro
«Pinocchio prende la strada che lo porta a scuola, cammina e fantastica e “nel suo cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria”: vuole subito imparare a leggere e a scrivere per guadagnare i soldi e ricomprare la casacca al padre. Mentre si commuove pensando al sacrificio di Geppetto, viene attirato da una musica che proviene dal “fondo di una lunghissima strada traversa” che porta al Teatro dei Burattini, un luogo confinato in “un paesetto sulla spiaggia del mare”. Rimane dubbioso, ma alla fine sceglie di andare li, ma non ha i soldi per entrare. L'unica cosa che può vendere è l'abbecedario, non vorrebbe ma alla fine lo fa. Paga l'ingresso con i soldi della vendita rimandando al domani le promesse di cambiamento» (cap. IX)

Pinocchio ora ha una direzione: la scuola. Le condizioni sono cambiate, però quel fantasticare la dice lunga sulla durata delle suoi propositi. Qui abbiamo la prima deviazione rappresentata dal «fondo di una lunghissima strada traversa» che naturalmente si presenta come una discesa. I luoghi o i personaggi della deviazione sono sempre “confinati” come il Teatrino o “nascosti” da qualche parte come la figura di Lucignolo in partenza per il Paese dei balocchi; indicano una linea estrema (una soglia da attraversare) che segna la fine di un luogo e l’entrata in un altro.
Per accedere al Teatrino abbiamo una difficoltà, una tensione, che si manifesta con il meccanismo dell’impedimento: bisogna pagare un tributo e i soldi non ci sono. È evidente che ci sono problemi ad attraversare quella soglia: se lo fa deve mandare a monte i suoi propositi di cambiamento. Ecco allora che l’immagine del “baratto allegorico” facilita l’accesso, permettendo al protagonista di continuare i suoi spostamenti.

«Pinocchio entra nel Teatrino. Sulla scena Arlecchino e Pulcinella, come al solito, bisticciano e minacciano di scambiarsi “schiaffi e bastonate”. La platea muore dalle risate a vedere i due burattini che se ne dicono di tutti i colori. All’improvviso Arlecchino smette di recitare perché ha riconosciuto Pinocchio tra il pubblico, lo chiama “fratello” e anche tutta “la compagnia drammatico-vegetale” dei burattini lo riconosce e gli fa festa, lo abbracciano dandosi delle “zuccate” con fratellanza sincera.
Nonostante l’incontro sia commovente, il pubblico protesta, rivuole la sua commedia. Allora compare il burattinaio, “un omone che metteva paura solo a guardarlo”, ha una lunga barba nera che gli scende fino ai piedi,” la bocca è larga come un forno”, gli occhi sono rossi e con le mani schiocca una frusta “fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme”. Davanti a questa apparizione tutti i burattini si azzittiscono impauriti, tremando “come tante foglie”. Mangiafoco è arrabbiato con Pinocchio perché ha “messo scompiglio nel suo teatro” e ordina che venga gettato nel fuoco per cucinare la sua cena. Il burattino sta per morire, piange terrorizzato e chiama Geppetto ad aiutarlo. Mangiafoco allora si commuove e lo libera, sostituendolo però con il burattino Arlecchino. Pinocchio, straziato dalla pietà per la sorte dell'amico, vuole prendere il suo posto. Davanti a questo gesto, tutti si commuovono compreso Mangiafoco che concede la grazia anche ad Arlecchino.
Pinocchio racconta della povertà di Geppetto costretto a vendersi la casacca per mandarlo a scuola, allora il burattinaio gli regala cinque monete d’oro per aiutare il suo babbo. Pinocchio esce dal teatrino per fare ritorno a casa col suo piccolo tesoro». (capp. X-XI)

Siamo dentro l’immagine che lo ha fatto deviare. È un mondo completamente allegorico

La funzione della scena mostra il pericolo che c’è dietro la scelta di Pinocchio: preferendo il divertimento alla scuola si finisce per appartenere a questo genere di umanità. Il Teatrino, con la sua “compagnia drammatico-vegetale”, allegorizza la condizione psicologica e sociale in cui sono immersi un certo tipo di uomini di cui anche Pinocchio fa parte: teste di legno costrette a recitare ogni giorno la solita commedia per un pubblico che si diverte da matti davanti a questo spettacolo.
Arriva Pinocchio, i burattini lo riconoscono senza averlo mai visto prima, lo chiamano “fratello” perché hanno in comune la stessa origine e lo stesso destino; c’è solidarietà tra loro, ma mentre gli fanno festa interrompono la commedia.

« Noi siamo contenti dei nostri diciassette milioni di analfabeti – e li citiamo tutti i giorni come se fossero diciassette milioni di enciclopedisti, e tutti i giorni ci fanno ridere, come se fossero diciassette milioni di Stenterelli»
(C. Collodi, «Il Fanfulla», 2 aprile 1871)

Gli uomini-burattino sono sottomessi al potere di Mangiafoco che esiste proprio in virtù della loro vilissima condizione psicologica. Quando arriva nasce una grande tensione fra tutti e finisce la solidarietà. Gli attributi di questo potere sono la frusta fatta di serpenti perché è “un potere pericoloso” e le code di volpe perché “agisce con l'astuzia, la manipolazione, l'inganno”. La barba nera che lo ricopre rivela che è anche “un potere mascherato, velato”. Infatti, sembra capace di commuoversi e salvare colui che ha condannato, ma per sostituirlo subito dopo con un altro innocente, il povero Arlecchino.

Mangiafoco è l'opposto di Geppetto, rischierà di far regredire di nuovo Pinocchio a un misero pezzo di legno da bruciare. Ma qui accade un cambiamento importante: Pinocchio prova pietà davanti alla condanna di Arlecchino e vuole sacrificarsi al suo posto. Questo atto di altruismo lo rende libero. Esce da questa scena con le monete d’oro donate da Mangiafoco e riprende la strada che lo porta da Geppetto.

    * SILO, Libro, 121.