L'interpretazione di Pinocchio in 12 quadri
Il Gatto e la Volpe
la Fata
e la morte
«Ci sono fantasmagorie dotate di una certa fissità dalle quali siamo completamente agiti senza che ce ne rendiamo conto: sono risposte "compensatorie" a qualcosa che produce tensione. La funzione di queste immagini è scaricare tale tensione»
(Silo, Il libro della scuola )
IV quadro
« Pinocchio con gli zecchini è di nuovo lungo la strada che lo porta da Geppetto, quando incontra una Volpe falsa zoppa e un Gatto finto cieco che camminano insieme come “buoni compagni di sventura”. Lo salutano e “rivelano di conoscerlo”, si mostrano suoi amici e iniziano a raccontargli che hanno visto Geppetto in maniche di camicia tremare dal freddo. Pinocchio risponde che ora avendo il denaro può ricomprare la casacca a suo padre, l'abbecedario e andare a scuola. Appare il Merlo Bianco che avverte Pinocchio che i due sono pericolosi, ma il Gatto con un salto se lo mangia in un boccone e poi ritorna a fare il cieco.
La Volpe e il Gatto lo invitano invece ad andare nel paese di Barbagianni, lì c’è il Campo dei miracoli, dove si possono seminare le monete per poi ritrovare un albero carico di zecchini. Pinocchio pare non rendersi conto di niente, si fa abbindolare dalle chiacchiere della Volpe e se ne va con loro.

Cammina, cammina, arriva la sera. I tre si fermano a mangiare e a riposare nella locanda del Gambero Rosso. Pinocchio non fa che pensare alle monete che crescono e le sogna quando si addormenta. A mezzanotte si sveglia, paga l’oste e si dirige solo verso il Campo dei Miracoli, luogo dell'appuntamento con i due. Mentre cammina nel buio e nel silenzio assoluto, incontra l’ombra del Grillo-parlante che lo avverte del pericolo con una “vocina fioca”, ma visto che è tutto inutile gli lancia l’augurio che “il cielo lo salvi dagli assassini” e poi sparisce.
La strada si fa ancora più buia. Pinocchio pensa e ripensa agli avvertimenti ricevuti, quando sente qualcosa dietro di sé, si volta e vede “nel buio due figure imbacuccate in sacchi neri che gli camminano dietro come fossero due fantasmi”. Allora si nasconde le monete in bocca e scappa inseguito dagli assassini.

Balugina l’alba e il burattino è lì ancora che scappa inseguito dai due, ma sta per crollare ed è allora che intravede in lontananza e in mezzo al verde cupo del bosco una “casina candida come la neve”. Dopo un’ultima lunghissima disperata corsa riesce ad arrivare alla porta, bussa, bussa e, alla fine, si affaccia alla finestra una “bella Bambina con i capelli turchini e le mani incrociate sul petto”; senza muovere le labbra gli dice che in quella casa “sono tutti morti, compresa lei, aspetta solo la bara che venga a portarsela via e poi sparisce. Mentre Pinocchio la implora di salvarlo, gli assassini lo acciuffano e visto che non molla gli zecchini lo impiccano alla grande Quercia. Qui rimane a dondolare dolorosamente sbatacchiato dal vento. Alla fine perde tutte le speranze d’essere salvato da un’anima buona.

Sente avvicinarsi la morte, il nodo al collo gli provoca dolore e gli toglie il respiro, l’ultimo pensiero va al suo caro Geppetto» (capp. XII-XV)

Ora che Pinocchio ha i soldi incontra i truffatori …

Riprende la direzione abbandonata per entrare nel Teatrino, ma si ritrova di nuovo davanti a un bivio: ritornare da Geppetto e andare a scuola o inseguire l’immagine suggerita dal Gatto e la Volpe e diventare ricco per magia. La tensione che ruota intorno alla scuola e al lavoro è ancora molto forte e allora la carica viene lanciata su un’immagine “compensatoria”, il Campo dei miracoli.

Con il Gatto e la Volpe appare pienamente la funzione di “guida”, ma in negativo e con caratteristiche inquietanti: l’immagine doppia (il Gatto e la Volpe), la finzione della zoppaggine e della cecità marcano l’ambiguità e la pericolosità di queste figure. I due, senza averlo mai incontrato, dicono di sapere chi è e di conoscere la sua storia. Sono entrambi aspetti di Pinocchio, come anche il Merlo Bianco che interpreta la prudenza con talmente poca forza da sparire in un attimo nella bocca del Gatto.

Il tempo si espande e si contrae come nei sogni

È notte. Il tempo si allarga e si contrae come nei sogni. Abbiamo lasciato il “piano medio” del corpo che corrisponde alla vita quotidiana il cui paesaggio è la città, il paese o la strada, e siamo scesi nel “piano basso” che corrisponde alle viscere: “buio pesto”, si afferma nel racconto. Nella misura in cui ci si avvicina o ci si allontana dagli occhi, varia la luminosità delle scene. La locanda del Gambero Rosso dove “si cammina all’indietro” segna un’altra linea di confine. Pinocchio di nuovo paga, questa volta l’oste, per entrare nel Campo dei miracoli.

L’immagine degli zecchini che crescono sugli alberi ha una carica così forte da eliminare qualsiasi forma di attenzione: e del Grillo parlante rimane solo l’ombra Così Pinocchio si lascia agire dalle fantasticherie e dal desiderio di possedere quello che promettono. Alle sue spalle compaiono due figure nascoste da sacchi neri: ci si nasconde per non essere riconosciuti, per gli altri: questo tipo di mascheramento denuncia una “presenza” che non può mostrare quello che “crede” di essere (S. Puledda). Inizia il leggendario inseguimento che durerà tutta la notte. Il fatto di risolvere problemi di denaro e di essere inseguito dai truffatori è una tensione forte che prenderà un importante spazio nel racconto.

Entra in scena la sua forza trasformante

Balugina l’alba, luce che appare e scompare. Attraverso il “cupo del bosco” il chiarore di una casina lontana segna la frontiera di un nuovo “contenuto”: la Fata. Che cos’è un bosco? È un luogo incolto, selvatico, solitamente coperto da alberi fitti e alti dove è difficile vedere le cose come realmente sono. E l’aggettivo “cupo”, che sta per oscuro, si somma al clima di “vedo e non ti vedo” del bosco, delle figure mascherate, della luce che appare e scompare.

Pinocchio arriva alla casa della Fata; per la prima volta entra in contatto con la guida positiva, l'immagine della sua forza trasformante che ora ci si mostra più chiaramente: ma appare una bambina, quindi è una forza non pienamente cresciuta. Dice di essere morta, il che significa che non è ancora stata risvegliata, e di lì a breve una bara se la porterà via, si interrompe ogni contatto perché i morti non sentono né comunicano.

Pinocchio è rimasto solo. Viene impiccato alla Quercia. Perde tutte le speranze d’essere aiutato da qualcuno e l’ultimo pensiero va a Geppetto. Morire è non sentire più, la persona è come spenta nei suoi affetti più profondi. Ma cosa significa morire impiccati?

L’albero dell’impiccagione è stato sempre rappresentato nel più lugubre dei modi: l’essere che vi rimane appeso è separato, isolato dalla terra, la sua origine, e pure dal cielo. (1) È un’immagine di una solitudine estrema. Muore la Bambina e, attenzione, muore anche Pinocchio.

  1. E. CANTARELLA, I supplizi capitali in Grecia e a Roma. Origini e funzioni delle pene di morte nell’antichità classica. Milano 2000, 179 e sgg.