Le immagini mentali con caratteristiche allegoriche sono simili a quelle dei sogni, quando irrompono durante la veglia la persona non ha nessun tipo di controllo su di esse, è come se stesse dormendo.
Sono immagini generate dai canali associativi e poiché non c’è un’attività autocritica, razionale, che le controlli o le diriga, si moltiplicano modificandosi continuamente come se srotolassero da sé un prodigioso incatenamento di contenuti diversi in una sola rappresentazione. (1) E mentre compiono le loro proteiformi trasformazioni costruiscono una narrazione, a volte ricca di significati, in grado di provocare un’emozione liberatoria. Oppure, svolgono un’altra strana funzione narrativa, quando c’è un fatto difficile da descrivere in termini discorsivi o concettuali risulta più semplice esprimerlo raccontando una storia: «quando non si capisce bene cosa sta accadendo internamente, nascono i racconti per spiegarlo». (2)
L’allegoria determina una manifestazione energetica
Per capire con un esempio le proprietà dinamiche e “trasformative” delle immagini allegoriche, prendiamo l’episodio misteriosissimo a detta di molti, del “Serpente verde” (cap. XX). Pinocchio dopo essere uscito di prigione riprende la direzione per raggiungere la Fata e Geppetto, ma dopo tutto quello che ha combinato teme fortemente di non essere perdonato. Sta piovendo forte e la strada è tutta un pantano. Il paesaggio in cui è inserita la scena, traduce il suo stato d’animo, cupo perché preoccupato, in cui affondano i suoi pensieri. La paura di non essere perdonato è l’immagine minacciosa del Serpente che gli blocca la strada. Ma la carica di tensione (il Serpente minaccioso) viene trasformata in una scena comica (il ridicolo di Pinocchio che cade a testa in giù) per essere scaricata ed esaurita (il Serpente che muore dalle risate). L’allegoria ha agito puntualmente: per scaricare la tensione ha determinato una manifestazione energetica, il riso. C’è un’“entrata” ma anche un’“uscita” delle tensioni: «il pianto, il riso, il sesso o un comportamento aggressivo sono i mezzi più opportuni per determinare un alleggerimento delle tensioni interne (…) e le immagini allegoriche, che tendono normalmente a svolgere una funzione di scarica, sono spesso collegate a tali manifestazioni energetiche»(3)
E' necessario “addomesticare” i draghi
Parlando per allegorie, è necessario “addomesticare” i draghi per liberare le cose che custodiscono; e il finale potrebbe essere molto vicino a quello della principessa che, finalmente liberata dalle spire mefitiche della bestia orrenda, cioè l’energia annodata nelle “compulsioni”, se la porta a spasso al guinzaglio come fosse un cagnolino. Il clima di paura è stato separato dall’immagine, la carica di tensione si è estinta e la trasformazione viene così allegorizzata: un drago addomesticato, appunto.
A tutti è capitato di aver vissuto esperienze puntualmente accompagnate da tensione o da un pervadente clima sgradevole. Con il tempo, immaginando quella situazione o rivivendola direttamente, la sensazione di fondo che l’accompagnava è scomparsa perché il clima è stato trasformato, separato dalla situazione in cui è stato generato. Ma questo complesso meccanismo della rappresentazione non può esistere solo per un problema di tensioni da distendere.
Nella tradizione egizia si pesava il cuore del defunto su un piatto della bilancia mentre sull’altro si poneva una piuma: solo se il cuore era più leggero della piuma si era salvi e si poteva oltrepassare quella soglia che conduceva alla vita eterna. Distendere le viscere o liberare le cariche psichiche dal loro sfondo «possessivo» (4) è stato sempre il primo passo, e solo una volta purificati è possibile accedere ad altre “dimore” o “stati”.
E ora, cambiando di poco la direzione, ci avviciniamo alle idee e al cuore di Collodi, per quello che è possibile, in modo da avvertire la relazione tra Pinocchio e il mondo interno del suo autore.
- Calvino nelle sue Lezioni americane descrive mirabilmente come prende vita il formarsi di un’allegoria: «Durante l’ideazione di un racconto, la prima cosa che mi viene alla mente è un’immagine che si presenta carica di un significato difficile da descrivere in termini discorsivi o concettuali. Ma sarà proprio questa immagine iniziale a sviluppare il racconto che porta dentro di sé. Attorno a ogni immagine ne nascono delle altre, si forma un campo di analogie, di simmetrie, di contrapposizioni (…) e a questo punto non rimane altro che dare un’unità e un’intenzione discorsiva a questa generazione spontanea di immagini» (Milano 1989, 88-90). Bellissime immagini allegoriche si trovano nel Lo cunto de li cunti; per esempio, il tempo viene raccontato come un vecchio tiranno perché «da sempre, nessuno può sfuggirgli»; per via della sua «circolarità» è associato a un vecchio errante con ai piedi delle rotelle; gli sono stati assegnati oggetti come le lime perché il tempo «rode qualunque cosa» o le falci che «troncano» ogni vita, e poi la cenere come monito di «ciò che rimane delle cose». (G. BASILE, Lo cunto de li cunti, a cura di M. RAK, Milano 2007, «Il racconto fiabesco»). Per le leggi associative dell’allegoria e regole d’interpretazione vedere SILO, Opere 2, 213-220.Su ↑
- Cfr. SILO, Libro, 153.Su ↑
- Cfr. SILO, Libro, 154.Su ↑
- «In generale le tensioni si percepiscono direttamente nella muscolatura (…) ma un rilassamento muscolare può non essere accompagnato da un relax mentale. (…) Invece, le tensioni psichiche sono vincolate ad aspettative eccessive che portano lo psichismo alla ricerca o all'attesa di qualcosa e che presentano uno "sfondo" di tipo possessivo. Questo termine "possessivo" non ha qui una carica morale ma è in rapporto con delle attività che producono tensione» (SILO, Libro, 120).
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