L'interpretazione di Pinocchio in 12 quadri
La rappresentazione
interiore
«Nel simbolismo del teatro (…) per quel che si riferisce all’autore drammatico: i diversi personaggi, quali altrettante produzioni mentali di quest’ultimo, possono venir considerate sue modificazioni secondarie e in certo qual modo suoi prolungamenti, più o meno come accade per le forme sottili prodotte nello stato di sogno. La stessa osservazione si attaglierebbe alla produzione di qualsiasi opera d’immaginazione »
(R. Guénon, Considerazioni sull'iniziazione*)


«Se si volesse portare all’estremo il punto di vista psicologico, si potrebbe dire che ogni essere umano è il personaggio centrale di un dramma, la sua vita, che si sviluppa tra continui incidenti. Egli incarna diversi ruoli che però esprimono uno stesso atteggiamento di base, il quale può svilupparsi e trasformarsi, oppure rimanere fissato a un determinato periodo della vita senza ottenere coerenza »
(L.A. Amman, Autoliberazione)

Se interpretiamo Le avventure di Pinocchio come un racconto allegorico simile alle immagini trasferenziali del sogno, ci troveremo di fronte ad una rappresentazione dinamica e poetica di un ciclo della vita che un essere umano si trova a percorrere. Le scene del racconto, viste come quadri di una rappresentazione teatrale, sono le fasi psichiche di questo processo.

Il punto chiave di tutta la rappresentazione è la ricerca di un “centro” verso cui le immagini come vettori si lanciano per trasformare le loro cariche.(1) Questo “centro” è in qualche modo percepito come l’immagine idealizzata della felicità, la traduzione di un desiderio di pace o di un paesaggio che produca in ogni caso una distensione profonda. L’incessante movimento di Pinocchio sulla scena del racconto traduce i tentativi della coscienza per arrivare a questo “centro” e accedere al suo potere di trasformazione.(2) Le fughe, gli inseguimenti, le deviazioni altro non sono che la corsa “erratica” o la “fissazione” delle cariche energetiche: i tentativi per aprirsi una strada tra i conflitti e superarli.

Le scene non si presentano consequenziali: per sbloccare le cariche fisse, per arrivare a quel “centro”, ci saranno avanzamenti e retrocessioni, misteriose salite e discese, ora oscure ora luminose, traduzione dei diversi piani e profondità da cui il corpo parla. Dunque il racconto di Pinocchio è il palcoscenico del corpo intero i cui moti interiori vengono personificati sulle scene della narrazione.

Geppetto e la Fata sono un centro verso cui le immagini si lanciano per trasformare le loro cariche, le due figure sono un argomento trasferenziale. Pinocchio tramite il loro contatto di volta in volta sperimenta cambiamenti; pianti e pentimenti scaricano le tensioni e a questo effetto liberatorio fanno seguito piccole trasformazioni che vanno accumulandosi per produrre la trasformazione finale. Invece, tutto ciò che elude, allontana o ne impedisce l’incontro, è l’indicatore delle difficoltà.

I “centri”, diciamo in negativo, come il Campo dei miracoli o il Paese dei balocchi, svolgono la funzione di compensare ciò che non si riesce a superare e a trasformare. Sono le immagini fantasmagoriche che ci agiscono senza che ce ne rendiamo conto, ed è anche per questo che la ricerca "meccanica" di questi centri rischia di essere permanente. In definitiva, tutto il racconto parla attraverso allegorie, cicli e ritmi del destino di ognuno e di tutti: la lotta psichica totale di un individuo per trasformare le proprie tendenze caotiche, negative, in qualcosa di definitivamente positivo e benefico.

Le parti sulla scena del sogno

I personaggi delle Avventure si dividono tra benevoli e malevoli, ma non mancano quelli malevoli mascherati da benevoli. Si aggirano sulle scene nella narrazione pronti a mettere in campo le loro energie attraverso la loro funzione. Di tutti loro non ci è dato conoscere la storia o l’età, rappresentano più tipi che caratteri, ma nonostante i loro vaghi tratti biografici hanno un forte potere evocativo. Sono figure allegoriche degli aspetti di Pinocchio: la maggior parte di loro lo conoscono molto bene anche se sulla scena fanno finta di non averlo mai incontrato prima. Gli stessi personaggi che appaiono morti e sepolti, in contesti diversi riaffiorano ma trasformati perché Pinocchio è cambiato, o spariscono del tutto perché la loro carica psichica si è ormai estinta o la loro funzione non è più necessaria. Quando Pinocchio parla e riflette su se stesso lo fa in forma di dialogo con gli animali. Gli animali parlanti, da sempre figure allegoriche delle virtù e dei vizi, incarnano l’estremizzazione degli impulsi viscerali perché condividono con l’uomo la modalità emotiva, il sentire del corpo. Ma nei racconti allegorici gli animali si caricano anche della funzione di veicolo per trasferire il soggetto nello spazio, come accade con il Colombo (cap. XXIII) e il Tonno (cap. XXXIV). Invece, quando il burattino è il cane da guardia (cap. XXI) o si trasforma in ciuchino (cap. XXXI), allora è allegoria della sua degradazione, rappresentata appunto da una condizione inferiore, animale.

Nella prima parte della storia gli animali danno consigli dal tono moralistico, ammonitorio; non hanno la forza di far cambiare direzione agli avvenimenti; non vengono ascoltati, come il Grillo (cap.IV) che insegna l’amor filiale e il dovere di andare a scuola, come il Merlo (cap. XII) che insegna ad esser furbo. Nella seconda parte danno indicazioni utili, gli salvano la vita perché Pinocchio sta cambiando e l’incontro con Geppetto è vicino.


I personaggi e la loro funzione

« Sono comuni a tutti gli esseri umani certi luoghi e certi esseri che si incontrano nel dormiveglia e nel sonno (…) esistono fin dai tempi più antichi come rappresentazioni di impulsi interni comuni a tutti (…) sono gli umili servitori della rappresentazione interna e svolgono la funzione di guidare le tensioni verso un’emozione liberatoria»
(Silo, Il libro della scuola*)

Pinocchio

la mancanza di libertà

Pinocchio è un burattino, immagine di un comportamento mosso da forze esterne o da impulsi che non si controllano. È fatto di legno e ciò che ha una natura vegetale ha desideri elementari, per lo più legati al nutrimento. Ma ha una vitalità anche di tipo animale, perché ciò che è selvatico è senza regole. Ma è anche figura dalla consistenza psichica perché è aeriforme, salta, corre con velocità, e nell’acqua fluttua, non affonda mai. È un essere completamente agito dai sogni: trovare un Campo dei miracoli dove far crescere il denaro sugli alberi e andare nel Paese dei balocchi dove vivere di solo divertimento. Non ha orecchie, per cui è incapace di “ascoltare” chi lo consiglia di cambiare direzione.

La sua inclinazione alla ribellione e al disadattamento lo pone in una situazione estremamente instabile che lo situa fuori dalla società che gli si presenta come suo potenziale nemico: ed ecco allora avanzare figure come Mangiafoco, il Gatto e la Volpe o l’Omino di burro con i loro regni di illusione e crudeltà.
Come figura errante ricorda il simbolismo del pellegrinaggio, le sventure che gli capitano sono il risultato della sua dabbenaggine, ma sono anche le prove che deve affrontare per la sua crescita e purificazione.

Dunque Pinocchio non è un simbolo di libertà come molti hanno voluto vedere. Rifiuta i vincoli e le regole, ma è schiavo di quelle che non conosce o non riesce a controllare. È a causa di questo che i tipi come Pinocchio anche se si ribellano e fuggono rimangono, ahimè, sempre dei burattini il cui unico destino è la disavventura.

La Fata turchina

le trasformazioni del protagonista prendonola forma di “guida”

È uno dei personaggi più equivocati, a causa dei suoi continui e strambi trasformismi, apparentemente strambi. Nel racconto è la guida positiva di Pinocchio come il Gatto e la Volpe sono quella negativa. I suoi attributi sono ai limiti dell'umano: è una fata, ha mille anni e i capelli turchini, i suoi aiutanti sono gli animali e lei stessa si trasforma in animale. Sempre presente o latente in tutto il racconto, appare come una Bambina, poi è una morta e in seguito di nuovo Bambina, più avanti Fata, Sorellina, Signora al circo, Contadina e Capretta. Le trasformazioni della Fata non sono che le diverse fasi del processo di crescita del burattino rappresentate appunto da persone di differenti età e ruoli, ed è proprio questo fatto a spiegarne gli incomprensibili trasformismi. Pinocchio, dopo ogni deviazione o incidente ristabilisce il contatto con lei, pianti e pentimenti scaricano le tensioni e a questo effetto liberatorio fanno seguito piccole trasformazioni che vanno accumulandosi durante tutta la ricerca di Geppetto. L’ultima apparizione della Fata avviene in sogno, poco prima della trasformazione umana di Pinocchio: essendo la sua forza trasformativa ora completamente sviluppata, la sua immagine non è più necessaria.

Il personaggio della guida o l’aiutante svolge una funzione universale (3) nello psichismo umano. Lo troviamo ovunque in ogni epoca e sotto tutti i cieli, come immagine visuale o solo auditiva. Nel folklore gli animali hanno una parte più numerosa degli aiutanti umani o soprannaturali. Tutte le tradizioni contano su queste figure speciali: grazie alla loro influenza, consiglio e ispirazione, gli eroi e gli uomini trovano la via d’uscita o svolgono operazioni particolarmente difficili. Nella tecnica trasferenziale la guida è anche il filo di Arianna che consente di entrare e di uscire senza perdersi nel labirinto della rappresentazione interna. È una funzione quindi necessaria e spontanea, evidentemente connaturata alla mente umana. Proprio per l’importanza del ruolo che svolge nei processi trasferenziali, la sua immagine interna deve configurare certi attributi esatti e precisi, in numero e qualità, altrimenti non è affidabile.

Geppetto

Pinocchio privo di Geppetto è un vagabondo senza meta

La casa di Geppetto è il luogo di origine e formazione del burattino. Qui si manifesta il “campo di tensione”; è con la fuga da Geppetto e da questo luogo che iniziano le avventure di Pinocchio. Qui, e solo qui, troviamo una descrizione forte degli umori dei personaggi presenti durante la prima trasformazione del burattino. Ma se togliamo la funzione di Geppetto nella vita di Pinocchio scopriamo che quest’ultimo è solo un’immagine errante.

Geppetto, iniziale figura rifiutata, diventerà un “centro”, cioè una funzione trasferenziale, quando il rifiuto di Pinocchio si convertirà in accettazione e amore. Questo personaggio è il mondo dei doveri umili e degli inevitabili sacrifici, ma anche insieme alla Fata, il nido di sentimenti di Pinocchio. Il burattino inseguirà Geppetto per tutto il racconto, e solo dopo averlo ritrovato potrà cambiare ruolo e compiere la trasformazione finale. La via verso casa, la nuova vita, gli verrà indicata dagli animali parlanti.

Mangiafoco

il personaggio opposto a Geppetto

Con la presenza di Mangiafoco, Pinocchio rischierà di regredire a pezzo di legno da bruciare. Il burattinaio è immagine allegorica dell’esercizio del potere e del suo doppio aspetto: forza bruta e apparente generosità, crudeltà e sentimentalismo, come quando salva Pinocchio che ha appena condannato, ma solo per sostituirlo con un altro innocente, il burattino Arlecchino. Questa figura personifica anche quell’insieme di forze coercitive che danno come registro una significativa mancanza di libertà interiore. Forze che non sono riconosciute come una parte operante di sé, ma vengono attribuite ad entità esterne come tipico meccanismo proiettivo della coscienza. Per la loro forte carica, i registri interni perdono la loro frontiera e si fondono con la realtà stessa.

Lucignolo

la carica negativa più profonda

È il più caro amico di Pinocchio ma di lui non si è mai saputo niente, viene fuori dal nulla e, non a caso, come vedremo meglio nell’interpretazione, solo alla fine del racconto. È infatti l'ultimo dei personaggi che lo rappresenta ed è la sua carica negativa più forte. Alla fine delle avventure, il burattino lo riconosce nell’asino che muore davanti a lui, si commuove e lo saluta, e tutto questo accade poco prima di trasformarsi in ragazzo. Questo è un atto importante nei processi trasferenziali, perché traduce il riconoscimento e la riconciliazione con una parte di sé o con una persona che ha causato sofferenza. Con la morte di Lucignolo, la carica negativa più profonda di Pinocchio si è estinta.

Il Gatto e la Volpe

le guide in negativo

Sono le guide devianti di Pinocchio, l’opposto della Fata. Le figure sono due proprio per evidenziare l’ambiguità, la doppiezza della loro funzione: si presentano come «buone consigliere» e invece lo metteranno fuori strada provocandogli un’erranza pericolosa. La trappola ha sempre un doppio aspetto, nasconde le sue insidie sotto apparenze rassicuranti. La Volpe da sempre è tra gli animali quello a cui è data la parte d’incarnare l’astuzia, di pensare e riflettere come gli umani facendo da specchio ai loro desideri più riposti. Toccano a lei infatti le tattiche discorsive per avviluppare Pinocchio in una rete di sogni. L’altro doppio aspetto è invece interpretato dal Gatto, animale domestico e sornione, ma che essendo anche un felino può uccidere con molta crudeltà. Nel racconto il Gatto appare innocuo, è cieco e sembra solo ripetere a pappagallo ciò che dice la Volpe, ma la sua vera funzione è esserne il braccio armato e quando si tratta di eliminare i campanelli d’allarme, gli animali che avvertono quell’ingenuo di Pinocchio del pericolo imminente, si trasforma in un killer spietato così rapido nell’attacco da non dare a Pinocchio neanche il tempo di riconoscerlo.
Alla fine del racconto i due appariranno di nuovo sulla scena, ma questa volta si mostreranno inferme, deboli: la loro carica psichica, così importante nella storia, ha ormai perso la sua forza. Pinocchio non si lascerà più sedurre da loro e proseguirà diritto, senza più deviare, verso la tappa finale.

Il Grillo parlante

quello che non si deve fare ...

È la prima trasformazione di Pinocchio in animale. Senza averlo mai visto prima ne conosce i segreti più profondi. Qui, nella cupa solitudine della mente, la stanzetta mezza oscura di Geppetto, si svolge lo scontro tra due opposte tendenze: da una parte Pinocchio che vuole vivere il suo sogno di evasione e dall’altra “quello che non si deve fare”, cioè quelle norme e consuetudini morali della società di allora personificate dal Grillo.

I luoghi con una funzione di “centro”

gli “stati” che attraversa Pinocchio

Il Teatrino dei burattini e il paese di Acchiappa-citrulli sono gli “stati” in cui regredisce Pinocchio, e da un punto di vista più esterno sono la caricatura del sistema di potere della società e della giustizia. Il Paese dei balocchi, invece, è come un magnete che attrae a sé tutte le fantasticherie di Pinocchio in tema di divertimenti, piaceri e fughe. All'opposto, il Paese delle Api-industriose, è figura allegorica delle virtù operose che stanno sorgendo in Pinocchio.

I racconti pinocchieschi

i pensieri arruffati

Sono le riflessioni completamente strampalate di Pinocchio per spiegare cosa gli è accaduto e perché. Ne vengono fuori delle tirate senza capo né coda che esprimono lo stato di arruffamento dei suoi pensieri e delle sue intenzioni. Ma l’ultimo di questi racconti sarà diverso da tutti gli altri: Pinocchio farà una narrazione coerente e ordinata di come gli sono andate le cose. L’esposizione dei propri contenuti mentali verrà strutturata in modo diverso e, cosa ancora più importante, la prospettiva da cui guarda le cose sarà notevolmente migliorata. Questo tipo di racconti ha una parte fondamentale nelle trasferenze, è la riflessione coerente e accurata del proprio passato alla luce di un nuovo senso, di un nuovo punto di vista da cui guardare la propria vita e il futuro.

Figure di collegamento

ciò che porta da un contenuto a un altro

Il Colombo, l’Omino di burro con il suo carro e il Tonno compiono una funzione di collegamento tra diversi contenuti. L’immagine di questa funzione, quando è ben configurata, prende le caratteristiche del paesaggio che connette: l’Omino di burro sembra benevolo ma non lo è, così come non lo è il Paese dei balocchi dove l’Omino condurrà Pinocchio.

L’alto e il basso

i piani e le profondità dalle quali il corpo parla

La città, il paese, la campagna sono il paesaggio della vita di tutti i giorni il cui colore è un po’ grigio come lo è a volte la quotidianità, corrispondono al “piano medio” del corpo. Nel “piano alto” troviamo soli, cieli, nuvole, uccelli. Nella misura in cui la rappresentazione interna si avvicina alla zona degli occhi aumenta la luminosità e nella misura in cui si discende tutto si fa oscuro.(4) Il “piano basso” è a volte descritto come dimora sotterranea cui si accede attraverso un cunicolo, un pozzo, etc. In generale, qui si possono trovare allegorizzazioni delle viscere, come corridoi o antri caldi e soffocanti, debolmente illuminati da tenui fuochi; materiali viscidi, fangosi, umidi, come rappresentazioni di umori o secrezioni organiche. Nel racconto il piano basso è allegorizzato dallo stomaco del Pescecane in cui il burattino finisce cadendoci dentro come in un tubo, immagine dell’esofago. Questa “caduta” è un classico dei racconti allegorici. La descrizione dell’interno allude a registri tattili, nel buio totale Pinocchio sente «un’acqua grassa sdrucciolona e puzzolente».

il bosco, il mare e l’isola

Il paesaggio in cui sono inseriti gli eventi aiuta a rivelare l’atmosfera mentale in cui è immerso il protagonista. Collodi colloca buona parte della sua narrazione in un ambiente notturno, in genere tempestoso, ed è qui che si svolgono le disavventure peggiori.
Il bosco dove Pinocchio intravede la casina della Fata è un luogo incolto e selvatico per lo più coperto da alberi fitti e alti dove è difficile intravedere la luce. Traduce la sensazione di stare dentro a una situazione in cui le cose per come sono “si vedono e non si vedono”.

Il mare, acqua in movimento, è l’insieme del mondo psichico sottoposto a continui cambiamenti. Il mare nero e tempestoso in cui nuota Pinocchio prima di arrivare all’isola sconosciuta è la sua battaglia interna. Qui muore la sua vecchia personalità e nasce quella nuova.
L’isola è un mondo in piccolo, un luogo chiuso, una terra separata da ogni intorno; qui rappresenta un “io” isolato perché chiuso intorno a sé.
L’isola sconosciuta è un tema ricorrente nei miti, nelle agiografie, nel folklore. Raggiunta dopo un viaggio per mare o in volo, è immagine di fermezza, di stabilità interiore e di luogo separato dal resto del mondo proprio perché differente. Può essere figura di tappe spirituali o mondi spirituali realizzati. Può essere situata all’interno di sé, al centro del proprio cuore. Nel nostro caso, più semplice, descrive la nuova personalità, il nuovo mondo interno più stabile e con meno conflitti che Pinocchio è riuscito a conquistare.

    * R.GUÉNON, Considerazioni sull'iniziazione, Milano 1996, cap. XXVIII, 226-228.
    *AMMAN, Autoliberazione, 156.
    * SILO, Libro, 235, 242, 245.
  1. Le immagini con le loro cariche si aggirano errabonde, ma quando “prendono” l’immagine intorno a cui ruota un clima che corrisponde a ciò che in memoria è stato vissuto come distensione, smettono di vagare perché hanno trovato un “centro” che le trasforma. «L’evocazione lavora cercando stati che corrispondono ad una sensazione» (SILO, Libro, 79).Su ↑
  2. Pinocchio smetterà di correre solo quando ritroverà Geppetto e tornerà a casa: «Cammineremo più pianino come le formicole» dice nel cap. XXXVI.Su ↑
  3. Invece «in “regioni” più alte appaiono coloro che tradizionalmente vengono chiamati i "Guardiani della soglia"» (SILO, Libro, 243).Su ↑
  4. Sulla variazione di luminosità delle immagini in relazione con la rappresentazione interna, cfr. SILO, Libro, 235 e sgg.Su ↑